Il lino: lavorazione e uso nella storia

Il lino: lavorazione e uso nella storia

Cari lettori,

oggi vi porteremo alla scoperta di una fibra ideale per la realizzazione di capi freschi ed estivi: il lino.
Il lino comune è una pianta erbacea annuale con un ciclo vegetativo di circa quattro mesi, alta fino a un metro, dai delicati fiori azzurri. Ampiamente coltivato e utilizzato per ricavare fibre tessili già dal sesto millennio a.C.  in una vasta area euroasiatica, ne sono stati rinvenuti frammenti risalenti addirittura al 30.000 a.C. nella grotta di Dzudzuana, nelle montagne del Caucaso, nella quale gli archeologi hanno scoperto fibre di lino tinto in vari colori.

Usato in Egitto e anche nella Grecia antica si diffuse in epoca imperiale romana per realizzare capi di vestiario d'uso comune. Le piantagioni medievali sorsero in Europa in regioni ricche d'acqua e tuttora i migliori filati provengono da Olanda, Belgio, Germania e Francia, grazie ad una favorevole combinazione di sostanze presenti nei terreni e condizioni climatiche. Il lino ha rappresentato la principale fibra tessile fino alla rivoluzione industriale quando la concorrenza del cotone e la meccanizzazione di filatura e tessitura lungo l'Ottocento lo hanno relegato ad una limitata produzione artigianale.

La coltura del lino in Italia, dopo aver raggiunto la massima espansione negli anni 1850-1870, andò perdendo terreno con l'affermazione di fibre naturali alternative e l'invenzione delle fibre sintetiche, oltre che per l’arretratezza tecnica della nostra linicoltura. Un importante tentativo di rilancio ebbe luogo tra le due guerre, a sostegno della politica autarchica del regime fascista, con l’obiettivo di affrancare l’Italia dalla dipendenza estera, con forti incentivi alla produzione e programmi di ammodernamento, la realizzazione di nuovi opifici e un’intensificazione dell’attività sperimentale genetica e agronomica. I primi positivi frutti di questa politica furono perduti con la guerra e all'indomani del conflitto mondiale la coltivazione del lino nel nostro paese si era praticamente estinta.

Le fibre del lino sono contenute nella parte interna della corteccia. Nella lavorazione tradizionale gli steli legati in piccole fascine si mettono a macerare per qualche giorno in bacini d'acqua, fino alla decomposizione delle sostanze che legano tra loro le fibre. Vengono fatti poi asciugare e 'maciullati' con un attrezzo di legno detto gramola che schiaccia e frantuma la parte legnosa per liberare le fibre che saranno pettinate e avvolte in matasse per essere filate dopo avere separato le fibre lunghe dalle fibre corte e spezzate. 

La fibra di lino è composta per oltre il 70% di cellulosa, per questo è un tessuto molto più resistente del cotone, morbido, luminoso e setoso, soprattutto fresco, adatto ai climi più caldi per la sua capacità igroscopica dovuta alla struttura vuota delle fibre che trasportano aria e umidità in maniera naturale. 

Grazie alla sua sostenibilità - il lino è infatti coltivato in modo naturale senza bisogno di agenti chimici o con un uso molto limitato- oggi il lino vive una seconda età dell'oro; le qualità intrinseche di questa fibra ne fanno un tessuto che non può mancare nelle scelte di stile

https://www.youtube.com/watch?v=lz23-Hxd7WY foreste casentinesi

https://www.youtube.com/watch?v=Nfa5f9d9NKs  francese



Una favola di Hans Christian Andersen

 

Il lino era tutto in fiore: sai che ha certi bei fiorellini azzurri, molli come le ali di una tignola ed ancora più fini. Il sole lo illuminava; i nuvoloni di pioggia, di tratto in tratto, lo annaffiavano; e questo gli faceva bene, come fa bene ai bambini il loro bel bagno, e, dopo il bagno, il bacio della mamma. Dopo, sembrano molto più belli, e più bello diveniva anche il lino.

«La gente dice ch’è un piacere vedermi,» — sussurrava: «sono già molto alto, e diverrò una magnifica pezza di tela. Ah, come sono felice! Nessuno al mondo è più felice di me. Sto benone, ho un bell’avvenire… Che allegria fa il sole! Che piacere fa la pioggia, e come ristora! Ah, sono proprio felice, più felice di tutti!»

«Sì, sì,» — dissero i pali dello steccato: «tu non conosci il mondo, ma noi sì, sappiamo dove abbiamo i nodi!» — e scricchiolarono lamentevolmente:

Cri-crac-cri! Cri-crac-cri!

La canzone finisce qui.

«No, che non finisce!» — disse il lino: «Il sole splenderà anche domani, e la pioggia fa tanto bene… Mi vedo crescere, mi sento tutto in fiore: chi più felice di me?»

Ma un giorno venne certa gente, che prese il lino per il ciuffo e lo strappò di terra con le radici e tutto: ah, che male! Poi fu messo nell’acqua, come se volessero affogarlo; e subito dopo nel fuoco, come volessero arrostirlo: una cosa terribile!

«Non si può mica andar sempre bene a questo mondo!» — disse il lino: «Qualche cosa bisogna pur patire, se si vuol imparare!»

Ma la andò di male in peggio. Il lino fu macerato, battuto e scosso, franto, mondato e maciullato. Sapeva appena come fossero chiamate le operazioni che dovette subire. Lo misero sul filatoio, e vrrr! vrrr! vrrr! — non c’era verso di raccogliere nemmeno i propri pensieri.

«Sono stato troppo felice!» pensava, in mezzo alle sue pene: «Bisogna esser grati del bene che si è avuto in giovinezza. Esser grati, grati, grrr…» — e continuò a ripeterlo sin che fu messo sul telaio, e divenne una magnifica pezza di tela. Tutti i fusti del lino, tutti sino all’ultima fibra, furono adoperati per fare una sola pezza […]

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